La settimana, 8/2010

Ancora la Grecia al centro dell’attualità e dei timori. Mercoledì 24 febbraio Standard&Poor’s ha comunicato che il creditwatch negativo sul rischio sovrano greco, oggi a BBB+, resta in essere e potrebbe essere risolto col declassamento di uno o due livelli entro un mese. L’agenzia cita il rischio di reazioni negative del pubblico al piano governativo di austerità, oltre a quello di un avvitamento della situazione, con un eventuale (ma sempre più probabile) rallentamento della crescita che determinerebbe la necessità di ulteriori tagli di spesa  pubblica ed aumenti di entrate.

Il paese è sottoposto a crescenti tensioni sociali, e la manifestazione di mercoledì 24, a cui hanno partecipato circa 2,5 milioni di persone, con episodi di violenza urbana, sembra il prodromo del precipitare della crisi. Il 23 febbraio l’agenzia di rating Fitch ha declassato di due livelli il merito di credito delle quattro maggiori banche del paese, mentre altre notizie indicano un costante deflusso di depositi bancari dalla Grecia. Sulla scorta di queste notizie, i credit default swap e il differenziale di rendimento tra titoli di stato greci e tedeschi hanno evidenziato un marcato allargamento.

Negli Stati Uniti, la fiducia dei consumatori è scesa in febbraio al livello di 46 da 56,5 di gennaio, nuovo minimo da dieci mesi. Il sottoindice delle condizioni correnti si è portato al nuovo minimo da 27 anni. Anche in Eurolandia nel mese di febbraio si è osservato un drastico calo della fiducia dei consumatori: in Germania si è registrato il primo calo da 11 mesi, così come rilevato dall’indice IFO. Nel caso statunitense e tedesco alcune interpretazioni riconducono la flessione alle avverse condizioni meteo, che hanno colpito soprattutto le vendite al dettaglio e le costruzioni. Analogo andamento negativo della fiducia dei consumatori si è registrato in Italia. In Francia il dato sulla spesa dei consumatori in gennaio ha evidenziato un marcata contrazione, riconducibile alla conclusione del programma di incentivi pubblici alla rottamazione auto.

Negli Stati Uniti è proseguito il dibattito sull’adozione di una strategia di uscita dall’eccezionale espansione monetaria realizzata nell’ultimo biennio. Dall’audizione congressuale semestrale di Ben Bernanke sulla politica monetaria è emerso che la Fed intende mantenere condizioni monetarie accomodanti perché, a fronte di un miglioramento delle condizioni di funzionamento dei mercati finanziari, il credito bancario continua a contrarsi, riflettendo sia una stretta alle condizioni creditizie che una debole domanda di credito, a fronte di incerte prospettive economiche. La reiterazione del mantenimento sostanziale di condizioni monetarie accomodanti ha rinfrancato i mercati, malgrado un dato fortemente negativo delle vendite di case nuove a gennaio, in calo dell’11 per cento mensile ed ai minimi dall’inizio di queste rilevazioni, nel 1963. Sebbene anche nel caso di questa serie storica sia possibile attribuire parte del risultato alle avverse condizioni meteo, vi è motivo di ritenere che sul dato pesi soprattutto la debolezza economica generale e del mercato del lavoro e la forte offerta di case sottratte a precedenti proprietari insolventi (foreclosures). Negativo anche il dato settimanale statunitense sui sussidi di disoccupazione, in marcato aumento. Ancora una volta, le tempeste di neve restano tra i maggiori sospettati, ma la media mobile a quattro settimane della serie storica, meno volatile, evidenzia il tangibile rischio di una ripresa del processo di distruzione di occupazione.

L'incubo ricomincia?
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