La settimana, 12/2010

Nella giornata di giovedì 25 marzo Francia e Germania hanno raggiunto un accordo per sostenere la Grecia, basato sul concorso di prestiti del Fondo Monetario Internazionale e di paesi dell’Ue in proporzione delle quote di partecipazione dei singoli stati al capitale della Banca centrale europea. La decisione suscita molti interrogativi, essendo sinora mancante di dettagli operativi fondamentali quali il ruolo del FMI e della Ue (o meglio della Bce) nel salvataggio.

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Portogallo, la saudade del rating

L’agenzia Fitch ha appena declassato il merito di credito del Portogallo ad AA- , mantenendo un outlook negativo. Dobbiamo quindi aspettarci altri declassamenti nel medio periodo. Nel frattempo, la vicenda greca rimane in bilico: la posizione tedesca è quella di creare una rete di salvataggio che entri in funzione solo quando l’accesso al mercato dei capitali fosse completamente chiuso. Il problema con questo genere di garanzie è ben dimostrato dal caso di Fannie MAe e Freddie Mac: in assenza di fondamentali solidi, i mercati hanno la tendenza ad andare rapidamente a vedere la consistenza di certi bluff, chiudendo l’accesso al debitore di bassa qualità e chiedendo il rispetto della garanzia fornita dall’incauto garante.

La settimana, 10/2010

Settimana non particolarmente densa di dati macroeconomici, tra i quali spicca l’indice cinese dei prezzi al consumo di febbraio, che ha raggiunto il nuovo massimo da 16 mesi, al 2,7 per cento annuale contro stime poste al 2,5 per cento. Altri dati cinesi riferiti allo stesso mese mostrano un andamento dei prestiti che, pur in ripiegamento, eccede le stime di consenso, prezzi alla produzione in ulteriore surriscaldamento e produzione industriale in crescita del 20,7 per cento nel primo bimestre del 2010, massimo da oltre cinque anni.

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La settimana, 9/2010

Settimana ancora dominata dagli eventi legati alla crisi greca. Mercoledì, il governo di Atene ha presentato un pacchetto aggiuntivo di misure di consolidamento fiscale, del valore di 4,8 miliardi di euro, nella forma sia di tagli di spesa (soprattutto sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti) che di nuove imposte, soprattutto nella forma di accise. Il deficit pubblico dovrebbe quindi scendere dal 12,7 per cento del 2009 all’8,7 per cento di quest’anno.

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