La settimana, 9/2010

Settimana ancora dominata dagli eventi legati alla crisi greca. Mercoledì, il governo di Atene ha presentato un pacchetto aggiuntivo di misure di consolidamento fiscale, del valore di 4,8 miliardi di euro, nella forma sia di tagli di spesa (soprattutto sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti) che di nuove imposte, soprattutto nella forma di accise. Il deficit pubblico dovrebbe quindi scendere dal 12,7 per cento del 2009 all’8,7 per cento di quest’anno.

L’annuncio di nuove misure fiscali ha beneficiato il debito greco, che ha visto un marcato restringimento del differenziale con i titoli tedeschi e dei credit default swap sul rischio sovrano ellenico. Al forte movimento hanno verosimilmente contribuito anche alcune prese di posizione politiche ed iniziative di regolamentazione. Dapprima l’annuncio del Dipartimento della Giustizia statunitense, che sta indagando su un presunto trading contro l’euro attuato da alcuni hedge funds. In seguito, l’invito della Commissione europea a banche ed investitori a discutere le azioni da intraprendere riguardo l’operatività su credit default swap cosiddetti naked, cioè quelli dove l’investitore acquista protezione su una entità creditizia senza possedere titoli rappresentativi di quel rischio.

Il credit default swap greco ha quindi evidenziato un forte restringimento, che nella giornata di giovedì ha permesso al Tesoro greco di tornare sul mercato con il collocamento di un titolo di stato decennale per 5 miliardi di euro. La richiesta degli investitori è stata per un importo triplo, il classamento è avvenuto per il 90 per cento all’estero e presso gestori professionali del risparmio. Il successo dell’emissione non deve tuttavia far dimenticare che essa è avvenuta a tassi punitivi: tre punti sopra il tasso swap decennale, una cedola del 6,25 per cento, il maggior costo di una emissione di debito pubblico da quando la Grecia è entrata nell’euro, nel 2001. Con un simile costo del debito ogni manovra di consolidamento fiscale rischia di essere effimera, ed il paese potrebbe avvitarsi in una spirale di dissesto. Il problema è lungi dall’essere risolto, ma per il momento si può dire di avere acquistato tempo. Apprezzamento per l’iniziativa greca è stato espresso dal presidente dell’Eurogruppo, Juncker, e dal presidente della Banca centrale europea, Trichet, che si è anche detto contrario al coinvolgimento del Fondo Monetario Internazionale. Nel frattempo, dalla Germania si moltiplicano i no ad aiuti ad Atene.

Altro tema della settimana è quello della difficile situazione fiscale britannica, e del forte indebolimento della sterlina. Nella giornata di lunedì la valuta britannica ha subito un forte deprezzamento contro dollaro ed euro, causato dalla diffusione di sondaggi che prevedono un parlamento bloccato, senza chiara maggioranza tra laburisti e conservatori, alle elezioni generali di inizio giugno. La situazione di economia e finanza pubblica resta molto difficile: un deficit di bilancio di oltre il 12 per cento, simile a quello greco, ed una inflazione tendenziale al 3,5 per cento con un’economia che solo nell’ultimo trimestre dell’anno ha fatto segnare il ritorno ad una esile crescita.

Tra gli altri dati macro della settimana, il report sul mercato del lavoro statunitense in febbraio non ha apparentemente risentito delle avverse condizioni meteo. Nel mese sono stati persi “solo” 36.000 impieghi, a fronte di stime di una perdita di 68.000 posti. Le revisioni dei dati del bimestre precedente hanno aggiunto altri 35.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione è sceso lievemente, dal 9,8 al 9,7 per cento. Il mercato azionario ha accolto favorevolmente il dato, fornendo ulteriore spinta alle quotazioni. Si tratta di una lettura evidentemente ottimistica considerando che, a oltre due anni dall’inizio ufficiale della recessione, il mercato del lavoro sta ancora distruggendo occupazione, il numero di ore settimanali lavorate resta sui minimi storici, l’indicatore di sottoccupazione U-6 è tornato a crescere in febbraio ed il fenomeno (storicamente nuovo per gli Stati Uniti) della disoccupazione di lungo periodo non mostra segni di remissione.

Sui mercati, la temporanea attenuazione del rischio-Grecia ha consentito un vistoso recupero dell’azionario europeo, più marcato sui settori ad alto beta e maggiormente esposti al ciclo economico. Analogo movimento ha interessato anche gli indici di credito europei, con subordinati bancari e l’indice iTraxx Crossover tra i migliori. La temporanea dissipazione dei timori ha permesso una ulteriore riduzione degli indici di volatilità implicita, che ha permesso positive performance azionarie anche sui mercati statunitensi. Di riflesso, questa settimana il dollaro ha temporaneamente interrotto il proprio movimento di rivalutazione contro l’euro.

Nessuna svolta
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