La settimana, 12/2010

Nella giornata di giovedì 25 marzo Francia e Germania hanno raggiunto un accordo per sostenere la Grecia, basato sul concorso di prestiti del Fondo Monetario Internazionale e di paesi dell’Ue in proporzione delle quote di partecipazione dei singoli stati al capitale della Banca centrale europea. La decisione suscita molti interrogativi, essendo sinora mancante di dettagli operativi fondamentali quali il ruolo del FMI e della Ue (o meglio della Bce) nel salvataggio.

Inoltre, il prestito avverrà a “tassi non sussidiati”, cioè di mercato, e solo in caso la Grecia si veda precluso l’accesso ai mercati finanziari. Come si nota, le richieste del premier greco Papandreou di avere tassi in linea con la “media normale della Ue” sono state frustrate. Il mercato non ha mostrato reazioni significative in termini di restringimento degli spread del debito greco su quello tedesco, né di credit default swap, a conferma della difficoltà a comprendere quali scenari ci attendono. Sempre su questo tema, in precedenza la Banca centrale europea aveva lanciato un salvagente alla Grecia, decidendo di mantenere anche oltre la fine del 2010 il livello di rating minimo che consente di ottenere prestiti dalla Bce, oggi a BBB-. In compenso, verrà introdotto un sistema di scarti di garanzia, crescenti al diminuire della qualità dei titoli presentati alla Bce.

Nel corso della settimana si è verificata una tendenza all’aumento dei rendimenti obbligazionari, innescata negli Stati Uniti dall’andamento non particolarmente brillante di due aste di Treasury Bond. Ciò ha avuto riflessi anche in Area Euro. La Fed ha completato per il momento il proprio easing quantitativo, con il riacquisto di mutui e cartolarizzazioni sui mutui ed i mercati temono che ciò, unitamente agli elevati volumi di emissione di nuovo debito, finirà con l’esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti di mercato. L’aumento dei rendimenti, tuttavia, avviene in condizioni di pressioni inflazionistiche pressoché inesistenti. L’aumento di rendimenti reali che da ciò deriva rischia di esercitare un effetto depressivo sui mercati azionari.

Tra i dati macroeconomici della settimana, si conferma la debolezza del mercato immobiliare statunitense, sia per le vendite di case esistenti che per il nuovo. I mercati azionari hanno tratto sollievo, a metà settimana, da dichiarazioni di Janet Yellen, presidente della Fed di San Francisco  e prossima vice di Ben Bernanke, considerata una “colomba” in politica monetaria, che ha confermato di ritenere “appropriato” l’attuale livello di tassi a zero, a causa dell’enorme “buco” nei livelli di attività (output gap). Concetto indirettamente confermato dallo stesso Bernanke nel corso di un’audizione al Congresso, in settimana. Rivisto in lieve rialzo il Pil del quarto trimestre, a più 5,6 per cento annualizzato, con ulteriore limatura del contributo alla crescita fornito da consumi e immobiliare residenziale.

In Area Euro migliorano in marzo le condizioni dell’indice dei direttori acquisti delle imprese manifatturiere e di servizi, situazione confermata anche dall’indice IFO tedesco. In Eurolandia prosegue la contrazione della massa monetaria M3, scesa in febbraio dello 0,4 per cento su base annuale, a conferma di condizioni di erogazione del credito ancora depresse, in conseguenza sia dell’inasprimento degli standard creditizi che della ridotta domanda delle imprese, in un contesto congiunturale ancora stagnante.

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