La settimana, 13/2010

L’indice azionario mondiale MSCI World ha toccato giovedì 1 aprile il massimo da 18 mesi, mentre il petrolio ha chiuso sopra gli 85 dollari al barile per la prima volta da ottobre 2008, sulla spinta dell’andamento della manifattura globale, che mostra continua espansione in Cina, Europa e Stati Uniti. L’indice ISM manifatturiero statunitense è cresciuto in marzo al livello di 59,6, massimo da luglio 2004 e meglio del consenso.

In Europa, l’indice dei direttori acquisti di imprese manifatturiere è passato in febbraio da 54,2 a 56,6 mentre in Cina l’equivalente indice, elaborato da Hsbc, è cresciuto da 55,8 a 57 in marzo. Positivi riscontri anche per la manifattura britannica, con l’indice che in febbraio si è portato al massimo dal 1984, al livello di 57,2 (valori superiori a 50 indicano espansione). Si conferma quindi la spinta globale esercitata dalla manifattura, sia per effetto del brillante andamento congiunturale nei paesi emergenti che per la presenza di evidenze di più generale ricostituzione delle scorte.

Questi dati, oltre al ritorno di una lieve debolezza del dollaro, hanno spinto al recupero le quotazioni delle materie prime, in particolare del petrolio, mentre i rendimenti dei Treasury hanno proseguito nella tendenza rialzista, sulla spinta di rinnovati timori relativi alla capacità di assorbimento degli enormi volumi di nuove emissioni necessarie a finanziare il deficit del Tesoro. Il 31 marzo si è inoltre concluso il programma di riacquisto di cartolarizzazioni da parte della Fed, e vi sono timori che questo possa indurre un aumento dei costi dei mutui, che causerebbe una nuova gelata all’immobiliare.

I dati dei prezzi al consumo dell’Area Euro relativi a marzo mostrano un aumento degli indici tendenziali, causato soprattutto dalla ripresa dei prezzi di carburanti e costi di trasporto. Ciò ha causato una reazione dei titoli di stato indicizzati all’inflazione, che hanno visto marcati aumenti dei breakeven inflation rates.

Tornano timori anche sulla Grecia e sulla sua capacità di uscire dalla grave crisi di finanza pubblica in cui si trova. nel corso della settimana il governo di Atene ha collocato titoli pubblici a scadenza 5,7 e 10 anni tramite consorzio di collocamento internazionale. L’accoglienza degli investitori è stata tiepida, ed il mercato è tornato a far crescere (a nuovi massimi da quattro mesi) i differenziali di rendimento tra titoli greci e tedeschi, oltre al credit default swap sul paese ellenico. Appare evidente che la Grecia continua a finanziarsi sul mercato a condizioni proibitive, soprattutto considerando che la contrazione della sua economia è destinata ad aggravarsi  dopo le misure di austerità fiscale decise dal governo Papandreou il 3 marzo scorso, e vi sono quindi seri rischi di un avvitamento della situazione. Sintomatico della profondità della crisi è il dato sull’attività manifatturiera in febbraio, il cui indice segnala un incremento della contrazione, unico tra i maggiori paesi, sviluppati ed emergenti.

Negli Stati Uniti nel mese di marzo sono stati creati 162.000 nuovi impieghi netti, massimo da tre anni, a fronte di attese poste a 184.000. Il dato è inferiore alle prime stime di consenso, che erano giunte a prevedere fin0 a 275.000 nuovi impieghi netti. Tali stime sono poi state progressivamente ridimensionate. La revisoone del bimestre precedente hainoltre aggiunto 62.000 impieghi netti. Il dato di marzo include 48.000 lavoratori temporanei assunti dal governo federale per aiutare a condurre il censimento 2010. Il maggior impatto di queste assunzioni è atteso tra aprile e giugno. Parte dell’incremento complessivo di occupazione riflette verosimilmente la normalizzazione delle condizioni meteorologiche, dopo le tempeste di neve di febbraio. La settimana lavorativa media aumenta a 34 ore, da 33,9. Il tasso di disoccupazione resta fermo al 9,7 per cento, quello della sotto-occupazione, che include i lavoratori part-time involontari (quelli cioè che vorrebbero lavorare a tempo pieno) sale lievemente al 16,9 per cento.

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