La settimana, 16/2010

Settimana di drammatica accelerazione per la crisi greca: nella giornata di giovedì 22 aprile Eurostat ha pubblicato le proprie stime aggiornate di finanza pubblica per i paesi dell’Unione europea. La previsione per il 2010 è di un forte deterioramento dei conti pubblici in alcuni paesi: il rapporto deficit-Pil dell’Irlanda salirà al 14,3 per cento, quello del Regno Unito all’11,5, quello della Spagna all’11,2, il Portogallo al 9,3 per cento. Eurostat non solo ha rivisto al rialzo di quasi un punto il quoziente per la Grecia, portandolo dal 12,7 al 13,6 per cento del Pil, ma soprattutto ha espresso riserve sulla qualità dei dati greci, per la scarsa o nulla trasparenza dei criteri di contabilizzazione di alcune poste di debito.

Questo evento ha determinato una violenta reazione dei mercati, che hanno rapidamente portato i rendimenti dei titoli di stato di Atene a livelli altissimi, con inversione della curva dei rendimenti ed il titolo biennale sopra il 10,5 per cento. Nel pomeriggio di giovedì 22 il governo greco ha attivato la procedura di utilizzo dei fondi di sostegno promessi da Ue e Fondo Monetario Internazionale. L’obiettivo immediato è soprattutto quello di impedire un potenziale default il 19 maggio, giorno in cui andrà in scadenza un titolo di stato per circa 8 miliardi di euro di controvalore.

Ora inizia la fase critica: il FMI può intervenire con grande rapidità, ma dovrà porre nuove rigorose condizioni di austerità, che aumenteranno la già forte tensione sociale del paese mediterraneo. Inoltre, il governo tedesco continua ad oscillare pericolosamente, con il ministro delle Finanze Schaeuble, favorevole all’intervento, sconfessato dal parlamento sulla proposta di inserire il finanziamento della quota tedesca del prestito in una “corsia preferenziale” legislativa. In questo modo, la Germania sembra prendere altro tempo, nel tentativo di superare la scadenza del 9 maggio, quando vi sarà il voto in Nord-Reno Westfalia, un land in cui la coalizione di Angela Merkel potrebbe essere sconfitta. Restano ovviamente intatti (e se possibile, si rafforzano) dubbi e timori sulla reale capacità della Grecia di evitare una qualche forma di default del debito.

Altro tema caldo della settimana, la messa sotto accusa di Goldman Sachs da parte della SEC, per frode ai danni degli investitori, per non aver svelato informazioni fondamentali riguardo un prodotto finanziario legato a mutui subprime, nel momento in cui il mercato immobiliare americano iniziava a deteriorarsi visibilmente. Il titolo ha subito un forte arretramento sul mercato azionario ed un marcato allargamento degli spread sul credit default swap. Allo stato attuale le conseguenze di questa vicenda su Goldman restano largamente imprevedibili, potendo spaziare da una semplice contravvenzione (pur se di importo rilevante) all’ampliamento delle accuse dal piano amministrativo a quello penale. Il danno reputazionale appare rilevante, con imprese globali e banche estere che hanno deciso di interrompere ogni rapporto d’affari con la banca americana, oltre all’apertura di inchieste parallele da parte di organismi europei omologhi alla SEC. Sul piano politico, la vicenda sembra destinata ad accelerare il percorso al Congresso del progetto di legge di riforma del sistema finanziario statunitense, che prevede robusti ridimensionamenti all’operatività delle banche globali dal potenziale rischio sistemico.

Malgrado l’accumularsi di queste fonti di tensione, il mercato azionario statunitense ha reagito positivamente, anche grazie ad alcune trimestrali che hanno agevolmente battuto il consenso, prima fra tutte quella di Apple. A questo punto della earnings season appare tuttavia confermata la tendenza al progresso degli utili soprattutto dal versante dei margini, cioè dei tagli di costo, e non ancora da quello della progressione dei fatturati.

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