La settimana, 19/2010

Settimana di forte volatilità sui mercati. Iniziata con l’annuncio di un accordo tra Commissione europea e Fondo Monetario Internazionale per istituire una linea di credito di stabilizzazione fino a 750 miliardi di euro, composta da garanzie per 440 miliardi di euro, erogabili da un veicolo finanziario speciale di durata triennale, il cui status giuridico resta indeterminato, attivabile a richiesta di singoli paesi membri dell’Eurozona. Il FMI interverrebbe con altri 250 miliardi. Il pacchetto si aggiunge ai 110 miliardi già decisi per la Grecia. Altri 60 miliardi di fondi di assistenza verranno raccolti attraverso emissione di obbligazioni della Commissione europea, nell’ambito degli interventi per contrastare le crisi di bilancia dei pagamenti di natura eccezionale e fuori dal controllo degli stati membri, come da articolo 122 del Trattato di Lisbona. A questa misura si affianca l’intervento della Banca centrale europea nel mercato secondario dei titoli di stato, per rimuoverne alcune “disfunzioni”.

La Bce ha quindi avviato, per il tramite delle banche centrali nazionali, le operazioni di riacquisto di titoli di stato dei paesi membri, ed ha successivamente deciso che, per sterilizzare gli effetti sulla base monetaria di tali operazioni farà ricorso a depositi a termine, mentre al momento le banche commerciali venditrici possono solo ricorrere al deposito overnight della Bce, al tasso dello 0,25 per cento. L’entità della misura è finalizzata a scoraggiare i mercati dall’assumere iniziative speculative, scommettendo sulla rottura dell’Area Euro. Dopo una prima accoglienza molto positiva da parte dei mercati, nella giornata di lunedì, con forti rialzi di borsa e rimbalzo dell’euro contro dollaro, cautela e dubbi hanno finito col prevalere, e la settimana si è chiusa con l’euro ai minimi contro dollaro dalla fine del 2008 (la fase immediatamente successiva al crack Lehman), e borse globali in forte ripiegamento.

I mercati sembrano scontare la crescente probabilità che le misure di consolidamento fiscale (annunciate in settimana da Spagna e Portogallo, per circa l’1,5 per cento del rapporto deficit-Pil nel biennio 2010-2011, mentre l’Italia sta approntando una manovra equivalente) produrranno un ulteriore forte rallentamento congiunturale in Area Euro, con evidenti ricadute anche sul resto dell’economia globale. In parallelo, si segnala il forte apprezzamento dell’oro, che beneficia delle crescenti incertezze e del rischio che le reiterate iniezioni di liquidità delle banche centrali finiscano col produrre inflazione.

In questo contesto i dati macroeconomici perdono rilevanza, perché percepiti come obsoleti. Ma l’incertezza globale è accresciuta anche dai timori per l’economia cinese: nel mese di aprile, infatti, l’indice tendenziale dei prezzi al consumo si è portato al 2,8 per cento, dal 2,4 per cento di marzo. Nello stesso mese, i nuovi prestiti erogati dalle banche cinesi sono fortemente aumentati, mentre i prezzi delle proprietà immobiliari sono cresciuti del 12,8 per cento su base annuale. Gli investimenti fissi urbani, misura della spesa governativa in infrastrutture e componente fondamentale dell’economia cinese, nel quadrimestre gennaio-aprile sono cresciuti del 26,1 per cento sullo stesso periodo dello scorso anno.

Cresce quindi la possibilità che le autorità cinesi si trovino costrette ad adottare misure drastiche per raffreddare la congiuntura, anche alla luce della crisi europea che indebolisce un importante mercato di sbocco per l’economia cinese. Nella giornata di giovedì un’asta di titoli di stato cinesi a nove mesi è stata sottoscritta per soli 17,4 miliardi di yuan sui 20 offerti, malgrado un rialzo dei rendimenti da 1,54 a 1,72 per cento. I rendimenti reali negativi tengono lontani gli investitori, e tendono a favorire quegli impieghi alternativi (come l’immobiliare) che sono alla base delle bolle dell’economia cinese.

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