La settimana, 20/2010

Ancora una settimana di fibrillazioni e forti ribassi sui mercati azionari, mentre è proseguito il movimento di avversione al rischio che tende a premiare il dollaro, i Treasury ed i Bund. Le reiterate dichiarazioni di Angela Merkel, del ministro dell’Economia tedesco Wolfgang Schaeuble, del presidente di Bundesbank Axel Weber circa l’elevato rischio di rottura dell’Area Euro in caso non vengano attuate immediate e pesanti correzioni fiscali, hanno innervosito i mercati, accrescendo l’incertezza.

Il timore è che la stretta fiscale necessaria per tentare di ricondurre il rapporto deficit-Pil entro i parametri di Maastricht finisca col provocare una ricaduta in recessione dell’Area Euro (e conseguentemente dell’Europa), con rilevante impatto anche su Stati Uniti e Asia. In quest’ultima area, infatti, le autorità cinesi stanno tentando di raffreddare la congiuntura, soprattutto dal versante dell’andamento degli investimenti immobiliari ed industriali, e di farlo prima che l’indice dei prezzi al consumo tocchi la soglia di allarme fissata dalle autorità nel 3 per cento (l’ultimo dato è al 2,8 per cento).

La decisione del regolatore finanziario tedesco, BaFin, di vietare le vendite allo scoperto “nude” (cioè quelle in cui il venditore non si procura preliminarmente il titolo) su titoli sovrani dell’Area Euro, credit default swap ed azioni di dieci istituzioni finanziarie e creditizie tedesche, ha causato forte nervosismo sui mercati al di là dell’impatto effettivo di tali misure, nel timore che altri paesi possano procedere in questa direzione. E’ indubbio che questa azione, non concordata con l’Unione europea, ma che anzi appare compiuta per forzare la mano alla Commissione di Bruxelles, ha ingenerato nei mercati il sospetto che le istituzioni bancarie europee stiano occultando il reale stato dei propri bilanci. La forte avversione al rischio prodotta da questi eventi ha ingenerato forti vendite sull’euro, che nella mattinata di giovedì ha toccato nuovi minimi contro dollaro, yen e franco svizzero prima di rimbalzare in modo piuttosto vistoso, non è chiaro se per semplice chiusura di posizioni corte o di interventi della Banca centrale europea, che non hanno peraltro trovato alcuna conferma. Anche le materie prime hanno vissuto una settimana piuttosto difficile, incluso l’oro che nei giorni precedenti sembrava avviato sulla strada di un rialzo pressoché inarrestabile.

Avversione al rischio e  crescenti timori di ricaduta in recessione globale si sono inoltre tradotti in una vera e propria caduta delle valute legate alle materie prime, quali dollaro australiano e corona norvegese. I mercati appaiono innervositi anche dall’andamento dei tassi sull’interbancario, con il lieve ma significativo allargamento dei differenziali (come il TED, la differenza tra depositi in eurodollati e T-bill a tre mesi) o il Libor-OIS, oltre che dalla dispersione dei tassi Libor tra le banche, che segnala un incremento della diffidenza tra istituti a prestarsi fondi, analogamente a quanto accadde durante il prodromo della crisi generata dal crack di Lehman Brothers.

Nel corso della settimana la Banca centrale europea ha effettuato un’asta di sterilizzazione, tramite depositi della durata di sette giorni, della moneta creata con l’acquisto di 16,5 miliardi di euro di titoli governativi dell’Area Euro. Le offerte delle banche sono state pari a circa dieci volte l’importo da drenare, ed il tasso di aggiudicazione pari allo 0,28 per cento.

Il quadro resta quindi caratterizzato da forte incertezza e timori di rallentamento o ricaduta in recessione, soprattutto ora che lo stimolo statunitense inizia ad esaurire i propri effetti sulla crescita e nel momento in cui appaiono evidenti segnali che la spinta alla crescita rappresentata dalla ricostituzione delle scorte sta progressivamente venendo meno.

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