La settimana, 24/2010

Settimana di ulteriore recupero sui mercati azionari globali, apparentemente confortati dalla pubblicazione, entro fine luglio, degli “stress test” bancari per l’Eurozona, notizia che ha rimosso per il momento parte dei timori per il sistema finanziario del blocco europeo. Anche il positivo andamento di alcune aste di titoli governativi dell’Eurozona ha contribuito alla riduzione dei differenziali contro i Bund tedeschi ed alla compressione degli spread espressi dai credit default swap. Circostanze che hanno agevolato una evidente ripresa dell’euro, anche di natura tecnica, come mostra la forte riduzione delle posizioni speculative corte sull’euro segnalata dalle statistiche sul Commitment of Traders (COT) elaborate dalla Commodities Futures Trading Commission statunitense.

Con l’euro che agisce ultimamente come indicatore dell’appetito globale per il rischio, la ripresa dei mercati azionari può essere letta di conseguenza. Questo rally non deve tuttavia fare dimenticare che i timori per la crescita restano intatti, come confermato anche dai dati statunitensi sui sussidi di disoccupazione e vendite immobiliari ed al dettaglio, che lasciano intatta l’incertezza su quello che potrà accadere nel secondo semestre dell’anno, al progressivo venir meno degli effetti dello stimolo fiscale. In questo senso, quindi, buon parte del movimento delle ultime due settimane sui mercati può essere letto come una chiusura di posizioni corte.

Riguardo gli stress test bancari, l’annuncio spagnolo di procedere alla pubblicazione dei risultati ha innescato una “corsa alla trasparenza” da parte del governo tedesco e della Commissione europea, dopo il braccio di ferro tra Madrid e Berlino degli ultimi giorni, con le autorità monetarie tedesche particolarmente vocali nel chiedere misure aggiuntive di austerità fiscale alla Spagna, spesso in modi non particolarmente diplomatici, ingenerando il sospetto che i rumours circa l’imminente ricorso spagnolo a 250 miliardi di euro di fondi europei di emergenza fosse opera dei tedeschi.

Tra le materie prime, continua la corsa dell’oro e all’oro, che ha rotto il massimo storico nominale di tutti i tempi toccando i 1260 dollari l’oncia, sorretto da riallocazioni di portafoglio delle banche centrali (l’ultimo rapporto del World Gold Council segnala acquisti da parte della Russia per 27 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre, e vendite per 38 miliardi da parte del Fondo Monetario Internazionale), oltre che dalla sua attrattività in contesti sia di propensione che di avversione al rischio. Di rilevo, in questo senso, il fatto che le quotazioni dell’oro siano cresciute sia durante la fase di correzione dei mercati azionari delle scorse settimane, con dollaro in rafforzamento, che nel rally dell’ultima settimana, con dollaro in ridimensionamento, sconfessando le tradizionali correlazioni tra metallo giallo e biglietto verde.

Nella giornata di sabato 19 giugno le autorità monetarie cinesi hanno comunicato l’intenzione di dare maggiore flessibilità allo yuan, circostanza che viene letta in Occidente come preludio alla rivalutazione della moneta di Pechino. Secondo la banca centrale cinese, la graduale ripresa dell’economia globale permette di muoversi entro un regime valutario di cambio fluttuante amministrato che rifletta condizioni di domanda ed offerta entro un paniere di valute rappresentative dell’interscambio cinese. Le bande di fluttuazione giornaliere resteranno invariate. Le autorità cinesi fanno tuttavia osservare che il surplus delle partite correnti del paese asiatico si è ridotto vistosamente nel 2009, e la tendenza è proseguita nel 2010, pertanto non esistono presupposti per un apprezzamento su vasta scala dello yuan. La presa di posizione cinese al momento pare più politica che operativa, anche in relazione all’imminente vertice del G20 in Canada.

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