La settimana, 26/2010

Altra settimana di vistose correzioni dei mercati azionari, dell’ordine del 4 per cento per gli indici europei e statunitensi, che chiudono un semestre di sofferenza. Continua la diffusa incertezza riconducibile alla crisi del debito sovrano europeo ed al rallentamento statunitense, criticità ovviamente interdipendenti. In Europa, la settimana ha visto forte nervosismo in relazione soprattutto alla scadenza della maxi operazione da 442 miliardi di euro di rifinanziamento a 12 mesi e tasso fisso della Banca centrale europea.

Al momento del lancio, a quel finanziamento partecipavano sia le banche con difficoltà di accesso al mercato interbancario sia quelle, più solide, che intendevano effettuare operazioni di carry trade, usando il tasso passivo della Bce (pari all’1 per cento) per acquistare titoli di stato e incassare il differenziale di rendimento. Ma nel corso degli ultimi 12 mesi la situazione di contesto è mutata radicalmente: è scoppiata la crisi greca, mentre Spagna e Portogallo sono ormai divenute sorvegliate speciali dei mercati. L’aumento di volatilità ha quindi scoraggiato il rinnovo di simili operazioni, e non si può escludere che molte banche abbiano liquidato le proprie posizioni. In tal modo, a partecipare al rifinanziamento sono rimaste soprattutto le banche con problemi di accesso all’interbancario. Il fatto che la Bce abbia ridotto la scadenza a tre mesi, mantenendo il tasso all’1 per cento, mentre la corrispettiva scadenza euribor si situa intorno allo 0,75 per cento, conferma questa ipotesi. Altre banche hanno poi scelto le operazioni di rifinanziamento settimanale della Bce.

Nel frattempo, mentre si attendono i risultati degli stress test delle banche europee, tra le polemiche per una metodologia piuttosto blanda, e che evidenzieranno che le Landesbanken tedesche necessitano di essere ricapitalizzate, i paesi con finanze pubbliche più fragili, come la Spagna, riescono a collocare il proprio debito ma solo con aumenti dei tassi d’interesse. Nel complesso, i tassi di mercato monetario in Area euro sono in lieve ma costante risalita, così come i tassi swap. Prescindendo dalla motivazione, che potrebbe essere ricondotta ad un aumento della diffidenza tra banche e quindi del rischio percepito, ciò potrebbe aver giocato un ruolo nel rally dell’euro contro dollaro, nella seconda parte della settimana, che è avvenuto contestualmente alla liquidazione di posizioni lunghe su oro e petrolio.

Negli Stati Uniti, il rapporto sul mercato del lavoro in giugno segnala che il settore privato crea ancora poca occupazione netta: solo 83.000 impieghi, a fronte di un dato complessivo (in calo di 125.000 unità) che incorpora le prime scadenze dei contratti a termine dei rilevatori del censimento 2010. Altro dato negativo è la riduzione del numero di ore lavorate, mentre il tasso di disoccupazione diminuisce al 9,5  per cento ma solo per effetto di uscite dalla forza-lavoro, indotte dal fenomeno dei lavoratori scoraggiati, in un contesto in cui il numero di persone disoccupate oltre le 26 settimane è ai massimi storici. Anche il vero e proprio crollo dei compromessi di vendita di abitazioni in maggio, che fa seguito a quello delle vendite di case nuove nello stesso mese, pubblicato la settimana scorsa, appare la conferma delle condizioni tuttora molto fragili del settore immobiliare, la cui crisi è stata parzialmente occultata dal credito d’imposta di 8000 dollari per acquirenti di prima casa, scaduto lo scorso 30 aprile.

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