La settimana, 29/2010

Settimana dominata dall’attesa per gli esiti dei cosiddetti stress test bancari europei, pubblicati venerdì 23 luglio dopo la chiusura dei mercati azionari del Vecchio Continente. Sette dei 91 istituti bancari appartenenti a paesi dell’Unione europea sottoposti al test hanno mancato la soglia minima prevista, con un deficit aggregato di capitale di 3,5 miliardi di euro. Cinque casse di risparmio spagnole, la tedesca Hypo Real Estate Holding e Agricultural Bank of Greece hanno riserve insufficienti per mantenere un quoziente di capitale Tier 1 di almeno il 6 per cento in ipotesi di recessione e crisi di debito sovrano, secondo i criteri stabiliti dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS).

La quantità di capitale necessario appare molto inferiore alle attese del mercato, che variavano tra 30 e 85 miliardi di euro. In parte ciò deriva dal fatto che le stime hanno tenuto conto solo dei titoli governativi destinati a trading, non di quelli detenuti fino a scadenza. Ciò significa che i test hanno ignorato la maggioranza delle posizioni di debito sovrano detenute dalle banche, anche se non andrebbe dimenticato che le banche europee, dall’inizio della crisi, hanno raccolto circa 300 miliardi di euro di cui 170 di provenienza governativa, a supporto di 34 istituti. I regolatori hanno testato i portafogli di titoli sovrani con scadenza a 5 anni, assumendo una perdita del 23,1 per cento sul debito greco, 12,3 per cento su quello spagnolo, 14 per cento su quello portoghese e 4,7 per cento sul debito statale tedesco.

I test hanno inoltre valutato l’impatto di un declassamento di quattro livelli al rating di titoli cartolarizzati, un calo del 20 per cento del mercato azionario europeo, sia nel 2010 che nel 2011 ed altri 50 parametri macroeconomici, combinati in due scenari, “base” (quello corrispondente alle previsioni macroeconomiche della Commissione europea) ed “avverso”. Tra le altre critiche mosse agli stress test si segnala la mancata considerazione delle condizioni di liquidità: vi sono banche, come quelle greche ed ampia parte di quelle iberiche, il cui finanziamento dipende pesantemente dalla Banca centrale europea. Inoltre, il quoziente di capitale considerato (Tier 1) esclude dal computo i cosiddetti strumenti ibridi, di cui (ad esempio) le banche tedesche fanno ampio uso. Non è stata poi considerata l’ipotesi di un collasso del mercato immobiliare.

Tra gli istituti che hanno mancato il test, la tedesca Hypo Real Estate Holding, già salvata con un intervento pubblico, necessita di capitali per 1,25 miliardi di euro. Sia la banca centrale tedesca che il regolatore finanziario nazionale BaFin hanno tuttavia precisato che il fabbisogno sorgerà solo al materializzarsi delle condizioni avverse previste dal test. Riguardo le quattro casse di risparmio spagnole, che hanno una carenza aggregata di capitale pari a 2 miliardi di euro, la Banca di Spagna ha fissato una scadenza per raccogliere fondi privati, trascorsa la quale si procederà a fusioni tra casse e iniezioni di fondi pubblici.

Tra gli altri eventi della settimana appena trascorsa, si segnala il positivo andamento del Pil britannico del secondo trimestre e gli ordinativi industriali europei in maggio, sopra le attese. I principali mercati azionari occidentali segnano rialzi compresi tra il 3 ed il 4 per cento, mentre l’indice S&P 500 riagguanta l’importante livello tecnico di 1100 punti. Il mercato azionario cinese chiude ai massimi da oltre 4 settimane, mentre il rame è al massimo da 10 settimane. Nel corso delle audizioni congressuali semestrali, Ben Bernanke ha confermato che le prospettive economiche restano incerte, mentre il mercato immobiliare statunitense segnala il peggioramento della fiducia dei costruttori, ai minimi da aprile 2009.

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