La settimana – 31/2010

Settimana dominata dal dato di luglio sul mercato del lavoro statunitense, pubblicato venerdì 6 agosto. Un dato piuttosto deludente, che evidenzia come nel mese siano stati distrutti 131.000 impieghi netti, contro una stima di 65.000.

Rivisto in peggioramento anche il dato di giugno, primo mese di “deflusso” dalle file degli occupati dei rilevatori del censimento federale: persi 221.000 posti, da 125.000 inizialmente stimati. Nel settore privato, che è quello che interessa per valutare la consistenza della ripresa, in luglio sono stati creati solo 71.000 impieghi netti, a fronte di una previsione di 90.000. Rivista al ribasso anche l’attività di giugno, con soli 31.000 nuovi posti creati, dagli 83.000 inizialmente stimati.

La disoccupazione resta ferma al 9,5 per cento, ma solo per effetto di una riduzione della forza-lavoro che ha praticamente eguagliato il numero di quanti hanno perso il lavoro nel mese. Continua la brillante ripresa della manifattura, con 36.000 impieghi creati nel mese, ma il settore è comunque troppo piccolo per riassorbire la disoccupazione e trainare l’economia del paese, mentre il numero di quanti sono fuori dal mercato del lavoro da oltre sei mesi rischia di innalzare il tasso “naturale” di disoccupazione.

Per reazione alla notizia, il dollaro è tornato ad indebolirsi contro euro e yen, toccando i minimi da quattro mesi nel primo caso e avvicinandosi alla soglia di 85 contro il secondo, che rappresenta il minimo del dopo-crisi e degli ultimi 15 anni. Anche l’oro si è rivalutato, toccando il massimo da un mese e rivedendo il livello di 1200 dollari l’oncia. Apparentemente, sono aumentate le probabilità di una ripresa dell’easing quantitativo da parte della Fed, e di ciò si discuterà nel meeting del Federal Open Market Commitee, in programma a metà settimana. Non sembrano tuttavia esservi posizioni definite in seno alla banca centrale statunitense. Tra gli osservatori sembra prendere corpo l’ipotesi di una versione inizialmente “leggera” dell’intervento di monetizzazione, che consisterebbe nel reimpiego sul mercato del controvalore delle cartolarizzazioni ipotecarie detenute dalla Fed che giungono a rimborso. Si tratterebbe di un importo di circa 300 miliardi di dollari da qui a fine 2011. Il tutto in attesa di evidenze più robuste circa il rallentamento dell’economia statunitense nel secondo semestre.

L’ipotesi di nuovi allentamenti monetari e l’evidente tendenza disinflazionistica continuano a mettere le ali al mercato obbligazionario governativo, con il titolo del Tesoro a due anni che tocca il nuovo minimo storico di tutti i tempi, al livello di 0,5 per cento ed il decennale al nuovo minimo annuale di 2,82 per cento. Anche il mercato obbligazionario giapponese ha toccato in settimana nuovi record, con il rendimento del JGB decennale che scende sotto la soglia dell’1 per cento per la prima volta dal 2003. La deflazione giapponese non accenna a ridursi, le banche dirottano sui titoli governativi la liquidità che non riescono ad impiegare in prestiti al sistema produttivo, mentre le assicurazioni allungano la vita media dei titoli in portafoglio nel tentativo di controbilanciare gli impegni indotti dalle polizze.

In Area Euro il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha dichiarato nel corso della conferenza stampa di giovedì scorso che la crescita europea del secondo trimestre “è stata per molti versi eccezionale”, ma è probabile che la frase vada intesa nell’accezione di “non ripetibile”.

Annunci