La settimana – 34/2010

Settimana caratterizzata dalla ripresa delle quotazioni azionarie e da un rimbalzo dei rendimenti sui titoli obbligazionari. In Europa, l’Irlanda ha deciso di procedere allo sdoppiamento di Anglo Irish Bank in due entità: una banca di deposito pienamente garantita dallo stato e l’equivalente di una bad bank, a cui saranno conferiti i titoli dell’attivo della banca.

Si tratta di una misura estrema, dopo le forti perdite che stanno emergendo sull’attivo di AIG e che mettono a costante rischio il rating sovrano irlandese, e malgrado la cessione di parte del medesimo all’agenzia pubblica a cui era stato originariamente conferito il mandato di rimuovere i titoli tossici dal sistema bancario irlandese. I mercati hanno accolto positivamente la notizia, ma non si dovrebbe sottovalutare il fatto che l’entità dei trasferimenti alla bad bank ed il relativo prezzo saranno decisi solo nel mese di ottobre, e per ora restano indeterminati.

Sempre riguardo le banche, dopo la definizione delle nuove regole di Basilea III si attende un periodo di ricapitalizzazioni (e probabilmente anche fusioni) per il sistema bancario europeo. Deutsche Bank ha annunciato un aumento di capitale per 9 miliardi di euro, finalizzato sia ad aumentare la quota di controllo di Deutsche Postbank (oggi al 30 per cento), che a rafforzare la base patrimoniale dell’istituto. Curiosamente, un articolo di questa settimana del Wall Street Journal, nel quale si confermava ciò che tutti sapevano (le maglie larghe dei criteri utilizzati nello stress test sulle banche europee) è riuscito a preoccupare comunque il mercato. In settimana, il Portogallo ha collocato propri titoli pubblici con buon interesse da parte degli investitori ma con rendimenti in forte rialzo, circostanza destinata a mettere pressione sui conti pubblici del paese.

Tra i dati macroeconomici, da segnalare la riduzione del deficit commerciale statunitense nel mese di luglio, dovuta soprattutto al contributo delle esportazioni di beni capitali, tendenza peraltro in atto da alcuni mesi. Un singolo dato non è mai rappresentativo di una tendenza, ma la riduzione del deficit suggerisce, se confermata, una revisione al rialzo della crescita americana (a parità di ogni altra circostanza) nel terzo trimestre. Altro dato pubblicato in settimana e che potrebbe influire sul Pil del terzo trimestre è quello delle scorte all’ingrosso in luglio, cresciute oltre le attese ed in misura pari all’1,3 per cento. Poiché le vendite nel mese sono cresciute di solo lo 0,6 per cento, il rapporto scorte-vendite aumenta da 1,15 a 1,16, dopo il minimo storico di 1,13 segnato in aprile. E’ ancora presto per dire che si tratta di accumulo indesiderato, visto che le imprese potrebbero ritenere che la decelerazione rilevata nei dati macroeconomici recenti (e confermata anche nell’ultimo Beige Book della Fed, pubblicato in settimana) sia solo transitoria. Nell’attesa di ulteriori dati, occorre rilevare che si tratta comunque di un contributo di breve termine all’aumento del Pil. Alla positiva intonazione del mercato azionario americano nella parte finale della settimana ha contribuito il dato sui nuovi sussidi di disoccupazione, calati ben oltre le attese. Trattandosi di un dato ad altra frequenza e rumorosità statistica, la significatività di singole rilevazioni non dovrebbe tuttavia essere enfatizzata. E’ peraltro probabile che il weekend lungo del Labour Day possa aver influito sul dato.

Tra gli altri dati macroeconomici, il Canada ha alzato il tasso d’interesse di riferimento di 25 punti-base, all’1 per cento, a conferma della ripresa dei paesi che hanno una rilevante presenza di industria estrattiva.

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