La settimana – 36/2010

Settimana dominata dall’annuncio della Fed, che conferma di essere pronta a procedere ad un nuovo round di easing quantitativo. Ciò ha causato, come prevedibile, un deprezzamento del dollaro, un rally dei Treasuries (lievemente ridimensionato a fine settimana, col recupero dell’azionario) e nuovi record storici per l’oro, sia pure espressi in dollari. La tempistica del nuovo intervento resta indeterminata, ma si scommette sulla seduta del Fomc di inizio novembre, praticamente contemporanea alle elezioni di midterm.

Restano intatti i timori per lo stato del debito di alcuni paesi dell’Eurozona, segnatamente Portogallo e Irlanda. Entrambi hanno collocato nuovo debito in settimana, assorbito con rendimenti in rialzo. Il maggior onere per il debito è destinato a mettere pressione sui conti pubblici, alimentando un circolo vizioso. Il governo di minoranza portoghese sta peraltro procedendo molto lentamente sulla strada del risanamento fiscale: la manovra finanziaria di quest’anno, che sarà presto integrata, prevedeva originariamente di portare il rapporto deficit-Pil dal 9,3 al 7,3 per cento nel 2010. Diverso il caso irlandese: il paese si è da subito sottoposto ad una cura molto severa di austerità fiscale che ha prodotto una deflazione, ma le pessime condizioni del sistema bancario nazionale mettono pressione al rapporto deficit-Pil per il 2010, che dovrebbe passare dal 12 al 20 per cento includendo ulteriori 25 miliardi di interventi pubblici a sostegno soprattutto di Anglo Irish Bank.

Il nervosismo dei mercati è stato accresciuto anche dalla possibilità che il governo di Dublino possa intervenire sui titoli subordinati emessi dalle banche irlandesi, decurtandone il valore di rimborso. Ciò potrebbe avvenire attraverso riacquisti sul mercato oppure con esplicita ristrutturazione. Il timore dei mercati è che tali misure, in caso di aggravamento della crisi, possano estendersi anche ai bond bancari senior (ve ne sono in circolazione 4 miliardi di euro, contro gli 1,7 miliardi dei subordinati). Il governo di Dublino ha concordato con la Commissione europea una proroga trimestrale delle garanzie sui debiti bancari, che questa volta tuttavia sarebbe limitata ai depositi. E’ evidente che un’eventuale decurtazione del debito subordinato creerebbe forti tensioni sui mercati, che potrebbero interpretare la mossa come preliminare a manovre simili anche sui bond senior. Ciò sarebbe di fatto equivalente ad un default sovrano. Nel frattempo, nel secondo semestre l’economia irlandese si è contratta dell’1,2 per cento trimestrale.

Sul mercato valutario, voci non confermate di un nuovo intervento della Bank of Japan hanno causato un nuovo indebolimento dello yen contro dollaro, dopo che l’intervento della scorsa settimana era stato praticamente già riassorbito. Ma la tendenza a indebolire le valute nazionali contro dollaro si è estesa anche al Sud America, con un intervento della banca centrale brasiliana, che ha venduto real. Prosegue quindi una sorta di gioco globale, con l’utilizzo del cambio per recuperare competitività o non perderla. Un approccio che rischia di innescare tensioni protezionistiche.

L’indebolimento del dollaro ha contribuito a spingere le materie prime, con l’oro che in settimana ha toccato la soglia dei 1300 dollari l’oncia. Anche l’argento continua a rivalutarsi, e si è portato ai massimi dal 1980. Recupero anche per i metalli industriali quali il rame, agevolato dal deprezzamento del dollaro ma anche da prospettive di riduzione temporanea di offerta emerse in settimana. In recupero anche platino e palladio.

Il mercato azionario statunitense ha rotto livelli tecnici che delimitavano l’ampio corridoio di oscillazione degli ultimi mesi: si attendono conferme del movimento, mentre inizia la earnings season del terzo trimestre. Nuovi massimi pluriennali per i mercati azionari in Asia: Sud Corea, Thailandia, Indonesia (al massimo storico di tutti i tempi), India, Singapore e Filippine.

Annunci