La settimana – 37/2010

Settimana caratterizzata da andamento pressoché invariato dei mercati azionari, una pausa dopo il balzo delle precedenti settimane. Il credito ha evidenziato una robusta ripresa, dopo essere rimasto indietro rispetto al mercato azionario, mentre le obbligazioni hanno recuperato su speranze di un nuovo round di easing quantitativo da parte della Fed, ma non solo. Materie prime in recupero di circa il 3 per cento in dollari, per effetto della debolezza della divisa statunitense e della ripresa dell’indice cinese dei direttori acquisti.

I dati macroeconomici pubblicati in settimana confermano che l’economia mondiale ha rallentato verso il tasso di crescita potenziale. I dati delle indagini condotte presso i direttori acquisti di imprese manifatturiere evidenziano la costante di una flessione nella crescita degli ordinativi industriali ed un incremento dei livelli di scorte, circostanze destinate a mettere pressione al ribasso ai dati sulla crescita del quarto trimestre, che in alcuni paesi (Giappone) potrebbe risultare negativa.

Le banche centrali (ad eccezione della Bce) segnalano che i livelli di attività ed occupazione restano inaccettabilmente bassi, e ciò pare destinato ad innescare nuove manovre monetarie espansive, che beneficeranno i titoli di stato ma anche altre classi di attivi rischiosi, come l’azionario e l’obbligazionario corporate. In settimana il presidente della Fed di New York, William Dudley, ha affermato la necessità di un nuovo easing quantitativo, ed ha aggiunto che 500 miliardi di dollari di acquisti di titoli governativi da parte della Fed equivarrebbero ad un taglio di 50-75 punti-base al tasso sui Fed Funds

In Eurolandia, per contro, i rendimenti a breve termine sono cresciuti. Le banche si sono indebitate meno del previsto con la Banca Centrale Europea, drenando liquidità dal mercato monetario, anche per effetto della riduzione della durata delle singole operazioni di rifinanziamento della Bce (che riducono la domanda speculativa di finanziamento da parte delle banche) e spingendo al rialzo i rendimenti. I paesi periferici dell’Area Euro hanno generalmente visto una riduzione degli spread contro Germania e dei credit default swap, a seguito delle comunicazioni del governo irlandese sulla misura dei nuovi finanziamenti per Anglo Irish Bank e per il sistema bancario del paese, ma la situazione resta incerta e la volatilità è destinata a permanere anche nel breve-medio termine. Il governo di Dublino, infatti, presenterà un nuovo assestamento di bilancio su un orizzonte quadriennale per consentire il raggiungimento, nel 2014, di un valore del 3 per cento del rapporto deficit-Pil. Resta l’elevata incertezza sulla capacità della popolazione a sopportare crescenti sacrifici, oltre al più che probabile ulteriore deterioramento che la nuova manovra causerà alla congiuntura. Altri dati positivi della settimana, l’incremento di circa un miliardo di euro delle consistenze dei depositi presso le banche greche, in agosto che interrompe sette mesi di deflussi, e la stabilizzazione dei livelli di depositi delle banche spagnole e portoghesi, mentre quelli delle banche irlandesi subiscono solo una lieve flessione.

Il miglior mese di settembre da 70 anni per le azioni statunitensi ha coinciso con la seconda peggiore performance per il dollaro da due decenni, con la divisa verde in calo del 4 per cento ponderato per i flussi commerciali. Il movimento è dovuto soprattutto alla posizione della Fed, e potrebbe accentuarsi in relazione all’affermarsi di uno scenario di minore avversione al rischio favorita da dati di continua crescita dei paesi emergenti e di assenza di ulteriori sorprese negative per la crescita dei paesi sviluppati. Materie prime (segnatamente oro) in ulteriore ripresa, soprattutto per effetto del deprezzamento del dollaro e di attese per una domanda maggiore del previsto.

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