La settimana – 31/2010

Settimana dominata dal dato di luglio sul mercato del lavoro statunitense, pubblicato venerdì 6 agosto. Un dato piuttosto deludente, che evidenzia come nel mese siano stati distrutti 131.000 impieghi netti, contro una stima di 65.000.

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La settimana – 30/2010

Si chiude un mese caratterizzato da forte volatilità ma anche dal recupero delle quotazioni azionarie, dopo la vistosa correzione del mese di giugno. L’ultimo dato settimanale in ordine cronologico, ma anche il più rilevante sul piano macroeconomico, è stata la prima stima del Pil statunitense del secondo trimestre, che è cresciuto del 2,4 per cento annualizzato, contro stime di consenso poste a più 2,7 per cento.

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Italiani, popolo di risparmiatori da alfabetizzare

Nei giorni scorsi sul sito della Consob è apparsa una interessantissima pubblicazione intitolata “Le obbligazioni emesse da banche italiane. Le caratteristiche dei titoli e i rendimenti per gli investitori“ (in Quaderni di Finanza, Studi e Ricerche, Luglio 2010), a cui probabilmente non è stato ancora dedicato lo spazio che meriterebbe: il testo in oggetto non svela segreti particolari, ma si limita ad una puntuale e precisa fotografia sul vezzo tutto italiano di banche che hanno venduto alla propria clientela bond emessi da loro stesse, in virtù di quella “familiarità” che, come ricorda il testo, “può guidare e distorcere la percezione del trade-off fra rischio e rendimento”.

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La settimana, 29/2010

Settimana dominata dall’attesa per gli esiti dei cosiddetti stress test bancari europei, pubblicati venerdì 23 luglio dopo la chiusura dei mercati azionari del Vecchio Continente. Sette dei 91 istituti bancari appartenenti a paesi dell’Unione europea sottoposti al test hanno mancato la soglia minima prevista, con un deficit aggregato di capitale di 3,5 miliardi di euro. Cinque casse di risparmio spagnole, la tedesca Hypo Real Estate Holding e Agricultural Bank of Greece hanno riserve insufficienti per mantenere un quoziente di capitale Tier 1 di almeno il 6 per cento in ipotesi di recessione e crisi di debito sovrano, secondo i criteri stabiliti dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS).

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Ungheria, un tranquillo weekend di paura

L’apertura di oggi promette di essere interessante. Nel senso della maledizione cinese.

Durante il week end il FMI ha annunciato la sospensione del programma di aiuti all’Ungheria, a causa del rifiuto del nuovo governo di Budapest di introdurre nuove tasse permanenti per raggiungere gli obiettivi prefissati dagli accordi del 2008. Il cambio Euro-fiorino è già sotto pressione in Asia.

L’Ungheria non ha mai impiegato il denaro, messo a disposizione da FMI ed Unione Europea, ma la sola presenza della linea di credito aveva agito da forte sostegno al precedente governo di centrosinistra.
Il nuovo governo di centrodestra ha scelto di proseguire sulla linea dell’austerity, concentrandosi sul taglio alle spese ma imponendo soltanto una tassa straordinaria sulle istituzioni finanziarie, rifiutando un aumento strutturale della pressione fiscale.

La risposta dell’FMI, concordata con la UE, è quasi senza precedenti e segnala la determinazione a non apparire più deboli come in passato, quando il Fondo finse d’ignorare le scorciatoie di nazioni come l’Argentina, scorciatoie che posero i semi di futuri disastri. D’altro canto, le istituzioni internazionali rischiano l’eccesso opposto, ossia abbandonare una nazione per un disaccordo su quello che potrebbe rivelarsi un punto di minore importanza.

La settimana, 28/2010

La settimana, iniziata con ulteriori recuperi delle quotazioni azionarie, si è conclusa con un forte arretramento, soprattutto dei listini americani, nella giornata di venerdì. Alla base di questo risultato vi è soprattutto la delusione per i dati di bilancio del secondo semestre riportati da alcune grandi compagnie, come General Electric (da sempre considerata una proxy dell’economia statunitense e globale), che non sono riuscite a battere le stime di consenso riguardo la crescita del fatturato, vista ormai come un fondamentale indicatore della esistenza stessa della ripresa.

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Prestiti della BCE: male la Spagna, meno bene del previsto gli altri

I dati sui prestiti della BCE verso le banche del sistema bancario europeo danno poco spazio all’ottimismo.  Nel mese di giugno le banche spagnole hanno aumentato  del 48%  i debiti verso la Banca Centrale, un segnale di ulteriore stress del sistema  iberico e della sua difficoltà a reperire fondi. Le banche nel resto dell’area euro continuano a “tirare ” linee per quasi 500 miliardi, vicino ai massimi storici. L’ottimismo sembra tornato sul mercato azionario, ma quello interbancario segnala ancora forti stress.

Forza Grecia – Mercati del credito al caffé, 13 luglio 2010

Mercati del credito in ripresa, dopo un avvio di giornata debole dovuto ai risultati aziendali non abbastanza al di sopra delle attese da supportare le valutazioni attuali.  Il cambiamento di tono è dovuto soprattutto alla buona performance dei titoli di stato periferici, grazie all’asta del BOT greco a 26 settimane e nonostante il declassamento del Portogallo da parte di Fitch.

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La settimana, 27/2010

Settimana di ampi recuperi per i mercati azionari, dell’ordine del 5 per cento, che riportano gli oscillatori tecnici di breve periodo in posizione neutrale, dopo i pessimi risultati del secondo trimestre, con ripiegamenti dell’ordine del 15-20 per cento sui principali mercati. Tra i catalizzatori del rally, l’annuncio dell’asset manager e banca depositaria statunitense State Street, che il 7 luglio ha preannunciato utili del secondo trimestre superiori alle stime di consenso, trainando al rialzo l’intero settore bancario.

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